La Pinacoteca di Brera, tra passato e futuro

Uno dei posti per cui Milano è famosa è la Pinacoteca di Brera. Confesso che dopo un anno di vita a Milano l’ho visitata solo adesso. L’edificio è un ex convento del ‘300, di cui resta qualche piccola traccia anche all’interno (una cappella, ben conservata).

Il lato destro dell'edificio

Nella seconda metà del ‘700, durante la dominazione austriaca, gli fu data l’attuale destinazione di Accademia delle Belle Arti e vi sorsero anche l’osservatorio astronomico e l’orto botanico. La Pinacoteca – che inizialmente era una collezione di opere destinate agli studenti, in un’epoca in cui gli studenti non erano carne da macello da dissanguare con le tasse universitarie – diventò vero e proprio museo con Napoleone, che vi fece esporre le opere rastrellate durante le sue campagne di conquista.

Oggi la Pinacoteca sta vivendo una fase difficile. Il motivo è il solito: non ci sono soldi. Come la maggior parte dei musei, non riesce a coprire le spese, anche perché i visitatori sono poche migliaia all’anno, molto meno della media europea per istituzioni di questo tipo. E la sovrintendente Sandrina Bandera ha invocato più volte l’intervento dei privati. Ma il famoso progetto della “Grande Brera”, che vorrebbe trasformarla in un grosso polo museale stile Louvre, riorganizzando e ristrutturando gli spazi, resta per ora solo uno slogan del ministro per i Beni culturali Giancarlo Galan. Ora anche l’ex sindaco Letizia Moratti – che subito dopo la debacle elettorale aveva rilanciato il suo impegno per Brera, dichiarandosi pronta a “guidare una cordata di imprenditori” – ha deciso di mollare. Si è ritirata dal progetto, che sulla carta dovrebbe essere completato entro il 2015 per l’Expo, e lo ha fatto in modo polemico, denunciando “l’inspiegabile immobilismo del governo”, che pure ha il suo stesso colore politico.

La facciata principale della Pinacoteca

DENTRO L’EDIFICIO – Ma la struttura è ridotta davvero così male? Per chi come viene dal sud ed è dunque tristemente abituato a situazioni di questo tipo, la prima sensazione non è di sdegno. Certo, è un peccato non poter vedere la facciata esterna, completamente coperta dalle impalcature dei lavori in corso, ma appena dentro il cortile interno quello che si vede fuori passa in secondo piano. Un bel porticato, tutto sommato pulito, e siamo già immersi nella storia. Se qualcuno è stato a Napoli e ha avuto occasione di visitare il cortile delle Statue dell’Università Federico II – dove tra l’altro c’è anche il museo delle scienze naturali – noterà comunque la differenza, in meglio, dell’istituzione milanese.

Ma guardare chi sta peggio, si sa, non è una buona strategia per fare bene.

Il cortile interno

E allora non si può non notare, entrando nella parte riservata all’accademia di belle arti, che l’intonaco scrostato alle pareti lascia molto a desiderare.

IL MUSEO  – La Pinacoteca sta ospitando una bella (ma non amplissima, per la verità) mostra  (da martedì a domenica, 8.30-19, fino al 16 ottobre) dedicata a Francesco Hayez, che all’Accademia di Brera insegnò per quasi trent’anni. Considerato uno dei massimi esponenti del romanticismo italiano in pittura, Hayez oggi è famoso soprattutto per Il bacio. Nelle intenzioni dell’autore, l’opera doveva rappresentare la nuova nazione, l’Italia, che nasce e prospera grazie all’amore e all’energia dei giovani pronti a combattere per la libertà. Ma mi piace pensare che se il quadro piace ancora oggi a molti è perché esprime abbastanza realisticamente quel sentimento universale dell’amore, nella sua versione romantica: lei, con quel luminoso abito carta di zucchero, quasi aggrappata alla spalla di lui e lui che la avvolge, proteggendola, e un po’ anche soggiogandola. Però Hayez non è solo questo: ci sono i ritratti di Giuseppe Verdi, di Alessandro Manzoni (e anche dell’Innominato): amici dell’artista e protagonisti dell’unità d’Italia, al cui 150esimo anniversario la mostra è dedicata.

Ofelia, la scultura di Arturo Martini

Ma a parte il pittore romantico, la collezione della Pinacoteca è ricchissima: Il Cristo morto di Mantegna, Lo sposalizio della vergine di Raffaello, Fiumana di Pellizza da Volpedo, opera propedeutica al più conosciuto Il quarto Stato (anche questo esposto a Milano, al Museo del ‘900) solo per citare i più noti.

E poi tanto Novecento: quadri di Giorgio Morandi, Mario Sironi, Ardengo Soffici, la meravigliosa Ofelia dello scultore Arturo Martini.

Il fatto che tutto questo patrimonio artistico rischi di finire male, per esempio per delle infiltrazioni d’acqua, o più in generale per l’incapacità di chi dovrebbe tutelare questi beni, certo preoccupa.

L’assessore alla Cultura Stefano Boeri ha promesso il massimo impegno per rilanciare la Pinacoteca. L’Expo si avvicina, e la sua buona riuscita passa anche per Brera.

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