Zingaropoli contro Ministeropoli. Non fateci ridere.

Giuliano Pisapia ed Emanuele MacalusoMancano cinque giorni al ballottaggio che decreterà il volto del nuovo sindaco di Milano. Sarebbe stato bello se almeno in questa fase finale i due candidati, Giuliano Pisapia e Letizia Moratti, si fossero presi il disturbo di esporre le soluzioni che propongono per la città, facendo lo sforzo di andare al di là di certi scontati slogan.

Invece donna Letizia cita tutto il citabile, compreso Mourinho ed il suo più noto slogan, che però detto da una sciura compita e affettata come lei suona quasi grottesco.

Pisapia si fa vedere parecchio in giro, ed è tanta l’attenzione a non dire nulla di sbagliato, che finisce per non dire nulla e basta. Anche martedì sera, quando è intervenuto al Teatro Elfo Puccini di Milano per la presentazione del nuovo sito de Il Riformista (passato di recente sotto la direzione di Emanuele Macaluso, insieme a Pisapia nella foto), il candidato del centrosinistra, dopo aver raccolto il caldo applauso della platea, si è limitato a generiche promesse e vaghe speranze. Va bene, forse non era la sede più adatta, ma, già che c’era, avrebbe potuto rendere onore alla sua fama di principe del foro con parole più pregnanti.

L’impressione è che Pisapia senta di avere già vinto, il che è una probabilità e non una certezza. E non dovrebbe esimerlo, come ha scritto Aldo Cazzullo, dallo spiegare ai milanesi con chi ed in che modo intende occuparsi dell’Expo, dell’ambiente, dell’economia e della cultura meneghine.

E intanto succede che i cittadini immaginano una città che all’improvviso si trasforma in “zingaropoli”o in “ministeropoli” (assieme a Napoli e ad altri capoluoghi qua e là, giusto per aumentare la confusione). Succede che Pisapia, accusato dalla sua avversaria di furto d’auto, si ritrovi a sventare un analogo episodio. E che certi sostenitori della Moratti diventino vittime – o sedicenti tali – di aggressioni. Le pagine di cronaca politica degli ultimi giorni sono piene di queste gustose storielle.

Per carità, farebbero anche ridere. Se non fosse che non si tratta di comici, ma di chi, a vari livelli, ci governa o si candida a farlo.

This entry was posted in attualità, politica and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s