Il faccia a faccia Moratti – Pisapia, chi perde e chi vince

La cosa peggiore del confronto tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia – andato in onda oggi, su Sky, alle 16 – è che, se non fosse stato per quello che ha detto il sindaco uscente in chiusura di trasmissione, sarebbe stato un faccia a faccia soporifero.

Invece proprio sul gong si è trasformato nell’ennesimo esempio di politica insipiente che sceglie deliberatamente di abbassare il livello della riflessione e alzare quello della polemica. La Moratti, ultima a prendere la parola prima della chiusura della registrazione, ha lanciato quella che sapeva benissimo essere una bomba a mano, affermando che

Pisapia è stato giudicato dalla Corte d’Assise responsabile di un furto di veicolo che sarebbe servito per il sequestro e il pestaggio di un giovane. E’ stato giudicato responsabile e aministiato. L’amnistia non è assoluzione.

Una mossa furba, politicamente strategica, certamente d’impatto per quegli ascoltatori che si preoccupano di ciò che gli accade attorno solo a pochi giorni dal voto, tanto per decidere quale casella barrare nel segreto dell’urna. Ma forse il primo cittadino uscente non ha ben calcolato la lunghezza della miccia, e la bomba rischia di esploderle in mano.

Già negli ultimi secondi di trasmissione il brusio che si è levato dal pubblico in studio, fino ad allora silenzioso e diligente, lasciava ben presagire cosa sarebbe successo: una levata di scudi in difesa di Pisapia. Che adesso, tanto per cambiare, diventerà l’ennesima vittima della “macchina del fango” (già si parla di “killeraggio mediatico”, locuzione che in genere fa da anticamera a quell’altra). Perché non ha potuto replicare alla pesante accusa, almeno non nel corso della  trasmissione – poi quelli di Sky, giustamente, hanno dato lettura di una nota firmata dal candidato del centrosinistra, che una volta fuori ha detto la sua ai microfoni dei cronisti, e sul suo sito, eccetera.

Perché, giustamente,  è troppo facile essere garantisti con le accuse degli altri. E fare della moderazione un vessillo identitario salvo disonorarlo appena torna utile.

Ma siamo sicuri che torni utile? Perché, in tutto questo, non si capisce se la Moratti abbia mentito sapendo di mentire, o se lei e il suo staff siano talmente poco documentati da ritenere che davvero tutto ciò risponda a verità (e qua suppongo ben sapendo di fare supposizioni per assurdo, perché è chiaro – e se così non fosse saremmo davvero alla frutta – che Moratti&co sanno bene come andarono le cose).

All’inizio degli anni ’80 Giuliano Pisapia, nel corso del processo a Prima Linea, fu accusato di banda armata e di concorso morale nel furto di un furgone (mezzo che doveva servire a pestare e sequestrare un ex militante). Dalla prima accusa fu prosciolto, il che vuol dire che, secondo i giudici, l’azione penale nei suoi confronti per quel reato non sarebbe mai dovuta cominciare. Quanto al concorso morale, è vero che Pisapia beneficiò dell’amnistia, ma poi decise in ogni caso di fare appello, e fu assolto, quindi, nel merito, per non aver commesso il fatto.

Tra l’altro tutta questa storia la si conosceva già: lo stesso candidato del centrosinistra ne aveva parlato, aveva ricordato anche di aver scontato qualche mese di ingiusta detenzione all’epoca, il tutto per dimostrare che è un garantista vero e che conosce la sofferenza del carcere.

Il punto chiave è che in tutta questa polemica nessuno ricorderà altro del confronto tra i due candidati. Che è stato abbastanza scialbo. Certo, si è parlato di trasporti pubblici e infrastrutture, di Expo e di polveri sottili, di moschee e sicurezza. Ma sembrava di vedere due bambini maturi che si candidano a rappresentanti d’istituto di una scuola media inferiore.

Con la Moratti prima della classe che snocciola la filastrocca dei dati imparati a memoria il giorno prima e non è in grado di andare oltre quello che si è già preparata (” Garanzie per il credito sportivo che garantisce che tutti i ragazzi facciano sport”). E un Pisapia impacciato, dall’eloquio troppo incerto per un principe del foro  (“I referendum daranno la parola ai cittadini di come risolvere il problema”). Che casca nel solito buonismo quando ci tiene a sottolineare che fin da piccolo ha fatto volontariato, e che ha girato anche nei quartieri più poveri.

Ma tanto quello che hanno detto in concreto su Milano non è importante, non ci fa caso nessuno: adesso è importante stabilire cosa è successo in quel processo di più di vent’anni fa.

Ora, io chi vince queste elezioni non lo so, e probabilmente non lo sapremo nemmeno lunedì notte, visto che è altamente probabile che si vada al ballottaggio.

Però a perdere, di sicuro, è Milano.

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