“In mutande ma vivi” vs “Se non ora, quando?”

Sabato mattina i 1620 posti del Teatro Dal Verme sono finiti subito. Occupati in fretta dai sostenitori dell’iniziativa “In mutande ma vivi – contro il neopuritanesimo ipocrita”, lanciata dal direttore del quotidiano Il Foglio Giuliano Ferrara. Così, quando i poliziotti hanno sbarrato l’ingresso, molte persone sono rimaste fuori al teatro. Da lì, assiepate intorno agli altoparlanti, hanno ascoltato le parole di giornalisti, esponenti politici e intellettuali che hanno aderito all’invito a parlare dell’Elefantino.

La piazza – Identikit del partecipante tipo? Una cosa è certa: le uniche mutande sono quelle sul palco del Dal Verme: fuori al teatro la gente è vestita, e mediamente pure bene.

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Uno si aspetterebbe di vedere solo  dagli “anta” in su (e in effetti la categoria è ampiamente rappresentata), invece ci sono anche parecchi giovani, a occhio e croce ventenni. E trentenni – sempre a occhio e croce -, pure qualche padre con i figli sulle spalle. Ma quello che unisce la gente fuori al teatro sono senza dubbio i quotidiani: una buona metà dei presenti ne ha uno sottobraccio. Il Giornale e Il Corriere, soprattutto, poi anche Libero e il Foglio, entrambi esibiti con fierezza dai proprietari. Una sola Repubblica avvistata. E come in tutte la manifestazioni che si rispettino, c’è sempre qualche tizio strano. Come il signore che ha fatto una serie di cartelli con su scritto “SPIASI – rivolgersi: Doctor Insensible” (il dottor Insensibile, mi spiega, è la traduzione di Bruti Liberati. Nel senso di Bruto=Insensibile, e non fa una piega). Deve essere che ha fatto molta fatica per prepararli, per questo si accorge solo dopo mezz’ora che le voci che sente vengono dagli altoparlanti, cioè da persone che sono dentro il teatro e non fuori. Tra la folla – e non lo includo nell’elenco dei tizi strani – c’è anche Nicola Porro (che ha detto qualcosa sulla manifestazione delle donne di domenica, c’è il video più sotto). Il vicedirettore del Il Giornale ha un sacco di fan: appena fa un passo qualcuno lo avvicina, gli chiede un parere, vuole commentare con lui uno degli interventi. Le più vivaci sono le donne: una signora, addirittura, vuole farsi fare un’autografo da Porro sulla Settimana Enigmistica. Ma la vera pasionaria fuori al teatro Dal Verme è quest’altra signora, che ha le idee molto chiare:

I contenuti (una parte) – Si potrebbe scrivere molto su quello che hanno detto l’editorialista del Corriere Piero Ostellino, la scienziata antiabortista Assuntina Morresi, l’europarlamentare Iva Zanicchi, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco. Ma concentriamoci sull’annosa questione delle donne, della loro dignità e della difesa di quest’ ultima.

Le organizzatrici della manifestazione di domenica dicono di difendere la dignità delle donne, ma io non voglio lezioni da chi per cinquant’anni ha sparato a palle incatenate contro la mia esperienza di donna cattolica, trattandomi con disprezzo. Se uno vuole fare una cosa seria si fa un bel seminario di sei mesi in cui si discute di tutto, dell’Humanae Vitae e di tutto quello su cui hanno sparato a palle incatenate in questi anni

ha spiegato la Morresi, autrice di libri e articoli contro l’aborto e più in generale contro il pensiero scientista.

Io andrei anche a manifestare, ma per chi, e contro chi? Non lo sanno nemmeno loro, adesso si stanno arrampicando sui vetri, ma voglio dire a queste donne: siete solo uno strumento, ancora una volta le donne vengono usate!”

ha tuonato con la sua possente voce Iva Zanicchi.

Non sono, per la verità, le uniche donne che hanno deciso di non aderire alla manifestazione di domenica. Accanto a queste e ad altre voci prevedibili perché appartenenti a donne di area di centro destra, in questi giorni il “Not in my name” è arrivato anche da personaggi insospettabili: Lucetta Scaraffia, femminista cosiddetta storica, martedì 8 febbraio ha scritto un articolo sul Riformista molto critico e autocritico, in cui si legge, tra l’altro:

Le firmatarie dell’appello sembrano dimenticare che l’Italia non è un paradiso della moralità e della selezione competitiva rovinato dal suo premier.(…) Ma soprattutto dimenticano che tutta questa disinvoltura nei rapporti sessuali, questa mancanza di ritegno nel palesare e vivere i propri desideri erotici e nel farne oggetto di valori scambi, ha radici ben più antiche della stagione politica berlusconiana. Al loro tempo (spesso durato fino a ieri) molte delle signore oggi nobilmente sdegnate hanno marciato a favore della libertà e della promiscuità sessuali, dell’aborto, del divorzio, hanno delegittimato e spesso irriso castità e fedeltà, e sostenuto risolutamente la pillola del giorno dopo come diritto di ogni minorenne. Guai a dire che forse era necessario insegnare ai ragazzi dei freni alla pratica della sessualità indiscriminata(…): si veniva indicate come parruccone e reazionarie. (…) Le ragazze  come Ruby non sono vittime della tratta delle bianche, ma esempi concreti dello slogan “il corpo è mio” e me lo gestisco io. Forse la situazione è più complessa di come la dipingono “le donne”. E forse sarebbe bene ogni tanto non sottrarsi a qualche esame di coscienza.

Un’altra contraria illustre è Luisa Muraro, filosofa femminista (che a Milano, insieme a Lia Cigarini, ha fondato più di trent’anni fa la Libreria delle donne). Che intervenendo nel folto dibattito sulle pagine del Corriere della Sera, ha scritto:

Siamo in una democrazia costituzionale e rappresentativa: la piazza non dovrebbe essere necessaria quando si tratta di scegliere e di cambiare gli uomini al governo. Se la piazza è diventata necessaria, vuol dire che qualcuno o molti non hanno fatto quello che dovevano fare quando sarebbe stato efficace, ed è esattamente così che è andata. A questo punto della faccenda si fa appello alle donne. Che senso ha? Come altre, io ci ho visto una strumentalizzazione dei loro sentimenti.

Insomma, dare la colpa a Berlusconi è una facile via di fuga rispetto a un problema ben più antico e profondo. Più o meno la stessa cosa che ha detto Nicola Porro. Che alla domanda: immaginiamo che tua figlia di 18 anni (in realtà Porro ha una bimba di un anno, vabbè) ti dice: “Papà, vado alla manifestazione di domenica, tu che fai?” , ha risposto così:

Il tema, al di là di mutande, Berlusconi e grida di piazza, è grosso, e va approfondito.

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