Faremo ancora notizia: Tettamanzi incontra i giornalisti

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Come nei migliori convegni, devo avvisare che c’è un’auto da spostare che ostruisce il passaggio fuori: è una porsche cayenne.

Ecco quello che non ti aspetteresti che succeda nel corso di un incontro ufficiale tra i giornalisti e l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi. L’occasione è stata la ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono degli addetti ai lavori dell’informazione. Il luogo, la Sala Barozzi dell’Istituto dei ciechi di via Vivaio.

A moderare gli interventi – e a pronunciare la frase di cui sopra – Don Davide Milani. A rappresentare la categoria giornalistica, illustri firme come Enrico Mentana e Mario Calabresi, direttori di quotidiani e periodici del mondo cattolico come Marco Tarquinio di Avvenire e Antonio Sciortino di Famiglia Cristiana, e Chiara Pelizzoni, la più giovane del tavolo, dell’agenzia televisiva H24.

Il cardinale Tettamanzi arriva quando la sala è gremita. Passo disinvolto di chi si sente a casa, si ferma per qualche breve saluto ai tanti che non aspettavano che lui, mentre, come capita a tutte le autorità, i fotografi gli si scatenano intorno.

Poi inizia la discussione. Si parla del giornalismo di oggi. Di come lo facciamo, di come dovremmo farlo. La più diretta è la Pelizzoni: spiega che la sua parola d’ordine è la presa diretta della realtà. E coerentemente, invece di perdersi in chiacchiere, fa parlare le immagini di alcuni servizi che ha girato.

Poi arriva, nell’ordine, il turno dei direttori de La Stampa e del Tg de La7. Il punto di vista dei due non è dissimile: va bene la presa diretta, ma il giornalista non può essere semplice strumento, delegando ad altri il significato di quello che racconta. Perché persino nel momento in cui si sceglie una certa inquadratura, o una foto al posto di un’altra, si prende una decisione che ha una ricaduta precisa sulla visione del lettore/telespettatore rispetto a quel fatto.

Poi la parola passa, sempre nell’ordine, a Tarquinio e Sciortino. E qui andiamo sul filosofico. Entra in scena la verità, e la necessità di coniugarla all’informazione.

Un binario che è in sofferenza, abbiamo perso questo amore per la verità, e avere più notizie grazie a internet non ci rende più coscienti e più informati

dice il direttore di Famiglia Cristiana. Segue riferimento al “metodo Boffo” e al “killeraggio mediatico” (ma se ne sono accorti solo con Boffo che l’informazione andava in questo senso? Nel frattempo Mentana si lascia andare ad un malcelato sbadiglio).

Su una cosa, comunque, sono tutti d’accordo: il giornalista, oggi, deve essere un mediatore credibile, in grado di saper scegliere, nella mole enorme delle informazioni, quelle che davvero servono a inquadrare fatti e fenomeni. Quello che spesso succede nell’informazione di oggi lo riassume bene il cardinale (ed è incredibile: pure Tettamanzi dice “midia” e non “media”, e scordiamoci il latino) :

Oggi i media vivono un litigio isterico permanente. Se ogni pioggia è un diluvio, ogni immigrato è delinquente, ogni politico è corrotto, ogni malattia è pandemia

si rischia da un lato di creare eccessiva ansia, dall’altro di generare assuefazione, di abituarci alla mediocrità.

Assistiamo all’eccessiva esibizione del privato in pubblico, all’esposizione oltre misura dell’intimità delle persone

finchè alla fine

tutto ciò che ha il sapore della normalità viene considerato non notiziabile

ha continuato Tettamanzi. Che ha invitato chi lavora nel mondo dell’informazione a saper guardare oltre, dando più spazio all’Italia vera, che non è quella che leggiamo nelle recenti pagine politiche:

Dobbiamo ripartire dalla verità dentro l’orizzonte del senso comune, e ciò proprio con la passione per il bene, per il vero, per il bello e per le persone. Perché la vera passione non è mai contro qualcuno ma sempre a beneficio di tutti.

Tenendo presente che, conclude l’arcivescovo

L’uomo è un io aperto al tu in ordine al noi.

Se non è tutto chiaro, come dicevano gli Articolo 31, nel Paese del bunga-bunga, delle ville a Montecarlo e delle primarie truccate, “l’impresa eccezionale è essere normale/che oramai qui da noi non è più banale”.

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